PMI svizzere non si tutelano abbastanza da attacchi informatici

5 dicembre 2016

(fonte Swissquote)

23 novembre 2016 11:42

ZURIGO (awp/ats) – Le piccole e medie imprese (PMI) svizzere sono sempre più consapevoli del fatto di poter diventare vittime di attacchi informatici, ciononostante quasi nessuna dispone di sufficiente protezione, secondo un sondaggio condotto dall’assicuratore Zurich.

Il 12% delle PMI ritiene che gli hacker costituiscano uno dei rischi principali per la propria attività, una quota più che quadruplicata rispetto al 2013, scrive Zurich in un comunicato odierno. Nel frattempo è diminuita nettamente la percentuale di aziende che si considerano troppo piccole o irrilevanti per poter essere vittime di cybeattacchi: solo il 13% è assolutamente convinto di non poter diventare un bersaglio degli hacker.

Anche se i timori sono decisamente aumentati, la maggioranza delle PMI svizzere è scarsamente attrezzata. Solo il 2,5% dei 200 titolari e manager intervistati telefonicamente nella Svizzera tedesca e romanda ha dichiarato che la propria azienda dispone di misure di protezione pienamente operative e aggiornate. Considerando che in Svizzera ci sono circa 562’000 PMI, afferma la compagnia assicurativa, ciò significa che 548’000 non sono dotate di una protezione efficace.

“L’enorme divario fra consapevolezza del rischio e adozione di misure concrete mostra che la maggior parte delle PMI è messa a dura prova e si sente impotente di fronte ai criminali informatici”, spiega Christian La Fontaine, specialista Rischi informatici presso Zurich. I motivi alla base di questa situazione sarebbero soprattutto due: “per prima cosa in molte direzioni aziendali manca un esperto di questioni informatiche, per questo i rischi sono da tempo sottovalutati. In secondo luogo le misure efficaci non sono sempre convenienti. Le PMI esitano quindi ad accordare i budget necessari”.

La Fontaine ritiene che nei prossimi anni la quota di piccole e medie imprese fortemente esposte al rischio di cyberattacchi sia destinata ad aumentare. Mentre in passato erano soprattutto le PMI di dimensioni maggiori ad essere esposte a tali rischi, oggi anche le ditte più piccole sono sempre più coinvolte. “Quanto più i modelli di business delle aziende sono digitalizzati, tanto più esse sono esposte ai rischi informatici”.

Nell’ambito dei rischi informatici, le PMI temono soprattutto il furto di dati. “Il danno si fa particolarmente grave quando i criminali riescono a carpire i dati delle carte di credito dei clienti”, indica La Fontaine. “In questo caso la PMI subisce spesso un grave danno alla reputazione e si trova a dover affrontare un calo delle vendite”. In seconda posizione segue il timore di un’interruzione forzata dell’attività commerciale, ad esempio in seguito a un virus o al sovraccarico del sito web.

Scambio di informazioni su richiesta Italia – Svizzera

5 agosto 2016

Riportiamo a seguire la comunicazione del Dipartimento federale delle finanze (DFF) con la quale si precisa che la nuova disposizione riguardante lo scambio di informazioni su richiesta tra Italia e Svizzera è entrata in vigore.

Berna, 28.07.2016

Il Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni (CDI) è entrato in vigore il 13 luglio 2016 dopo che le procedure di ratifica si sono concluse in entrambi i Paesi. La CDI soddisfa dunque il vigente standard internazionale sullo scambio di informazioni su domanda.

Il 23 febbraio 2015 Svizzera e Italia hanno firmato un Protocollo che modifica la Convenzione del 1976 per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio. Con la modifica è stato integrato nella CDI lo standard internazionale sullo scambio di informazioni su domanda.

La nuova disposizione sullo scambio di informazioni su domanda è applicabile dall’entrata in vigore del Protocollo (13.07.2016) per fatti avvenuti dal 23 febbraio 2015, giorno della firma.

 

Siamo volentieri a disposizione per assistervi in materia di scambio d’informazioni sulla base della Convenzione di doppia imposizione.

Fine della storia Brexit

28 giugno 2016

PUNTI CHIAVE

  • Brexit: maggiore visibilità sulle tempistiche di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea che sulle conseguenze dell’esito finale
  • Nonostante una probabile contrazione del PIL del Regno Unito alla fine dell’anno, il consensus potrebbe essere troppo pessimistico sulle prospettive di crescita dell’economia britannica
  • Sebbene il risultato elettorale non indichi la fine dell’Unione Europea, rimaniamo prudenti sulle dinamiche politiche

Alla fine, è calato il sipario sulla storia del Regno Unito nell’Unione Europea. Quanto successo la settimana scorsa ha dimostrato quanto sia pericoloso avere una forte view sull’esito di un voto o di un referendum. Ciò è particolarmente vero in Europa, dove i populisti continuano ad ottenere consensi per via dei timori dei cittadini in un contesto caratterizzato dalla crisi dei migranti e dall’assenza di un forte quadro istituzionale a livello europeo. La reazione iniziale dei mercati ha evidenziato che c’era una certa compiacenza nei confronti del referendum. Credo che gli investitori guarderanno al risultato delle elezioni spagnole di domenica, al referendum costituzionale in Italia in programma ad ottobre e alla elezioni presidenziali negli Stati Uniti di novembre con un occhio diverso.

Tornando al tema Brexit, vi è attualmente una maggiore visibilità sulle tempistiche di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea che sulle conseguenze dell’esito finale. L’elezione di un nuovo leader del Partito Conservatore a ottobre dovrebbe essere rapidamente seguita dall’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, dando inizio alle negoziazioni, che dureranno almeno due anni, con la Commissione Europea. Il Regno Unito è ancora nell’Unione Europea da un punto di vista legale, ma già fuori da quello politico. Tuttavia, il percorso per uscire sembra tortuoso dal momento che: 1) la Brexit è stato un colpo diretto alla Commissione Europea che cercherà di evitare che altre nazioni siano tentate di uscire; 2) le nazioni appartenenti all’Unione Europea hanno obiettivi differenti (la Polonia sulla libera circolazione dei lavoratori, la Francia e la Germania sui servizi finanziari, l’Olanda sul libero commercio, ecc..); 3) nel Regno Unito stesso, il fronte Brexit non sembra preparato in un contesto di incertezza della politica locale.

Non siamo troppo preoccupati sui futuri accordi commerciali, anche se è improbabile che il Regno Unito possa ottenere un accordo favorevole come a quello di cui beneficiava in qualità di Stato Membro dell’Unione Europea (alcuni politici in Francia e Germania hanno suggerito un accordo di associazione come nel caso dell’Albania o della Turchia). Pensiamo che il Regno Unito dovrà continuare a contribuire al budget europeo, come Norvegia o Svizzera, al fine di strappare un accordo che non sia troppo dannoso, specialmente per il settore finanziario.

In termini di attività economica, la crescente incertezza congelerà alcuni progetti di investimento. Dato l’elevato deficit della bilancia corrente, questo comporterà una sterlina più debole nel lungo termine e una leggera contrazione del PIL britannico alla fine dell’anno. Anche se i mercati saranno probabilmente volatili nelle prossime settimane, la reazione iniziale del mercato obbligazionario e dei titoli di Stato non lascia presagire uno scenario drammatico per l’economia britannica. Considerato ciò, il consensus potrebbe essere diventato troppo pessimistico sulle prospettive di crescita del Regno Unito nel breve termine. Tuttavia, prendendo in considerazione il deficit e l’importante peso dell’immigrazione sulla forza lavoro, il potenziale di crescita britannico sarà sicuramente più debole.

Per l’Europa, il risultato del referendum non indica la fine della storia ma le istituzioni europee devono cercare di stare più vicine ai cittadini. Inoltre, nel breve termine la definizione di un’idea migliore di Unione Europea potrebbe essere più importante dell’adozione di ulteriori misure di integrazione. Nei prossimi mesi, le iniziative politiche avranno un’elevata importanza. Tuttavia, teniamo ben in mente che le elezioni in Francia e in Germania avranno luogo tra circa un anno. Inoltre, misure politiche quali il completamento dell’Unione Bancaria o la maggiore integrazione fiscale, che sarebbero positive per i mercati, non sembrano di prossima attuazione. È più probabile che venga creato un fondo per le infrastrutture europee finanziato attraverso un budget europeo: un’iniziativa di tal tipo rappresenterebbe un passo nella giusta direzione nel breve termine.

Infine, è probabile che vedremo un Regno Unito più debole all’interno di un’Europa indebolita. Come ho già sottolineato nei trimestri precedenti, la frammentazione politica europea è in atto e il referendum nel Regno Unito è solo un esempio di tale processo. Gli occhi degli investitori sono puntati su paesi come l’Olanda, dove il Partito per la Libertà è molto popolare, o sulla Danimarca, dove il flusso di migranti è stato socialmente destabilizzante. La posta in gioco è alta da un punto di vista politico, sociale e economico. I leader europei saranno obbligati a definire dei nuovi piani d’azione per l’Europa. Tenuto conto dell’attuale contesto economico e sociale, la sfida sembra, però, titanica.

Il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe iniziare in autunno

Timeline del processo di uscita

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Fonte: Exane BNP Paribas

Compilazione della dichiarazione fiscale

28 aprile 2016

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Importo massimo del guadagno

8 gennaio 2016

Il 1° gennaio 2016, l’importo massimo del guadagno assicurato nella copertura infortuni sarà portato da CHF 126’000 a 148’200.